“La potenza costitutiva dei luoghi”

Leggendo un interssante articolo di Paola Rescigno sul tema “caldo” dell’integrazione tra archivi biblioteche e musei mi ha colpito una frase:

(…) “biblioteche ed archivi sono anch’essi luoghi della memoria, nel momento in cui si riconosce loro una funzione non di mero deposito, quanto di selezione, organizzazione, trasmissione e conservazione di senso attraverso tutti quegli strumenti, cataloghi, repertori, indici, che consentono e consentiranno il recupero delle fonti, purché si mantengano vive le chiavi interpretative”

Nulla di nuovo direte voi, lo sappiamo da tempo che biblioteche e archivi sono luoghi della memoria e bla bla…

Verissimo, naturalmente, ma quello che mi ha colpito è quel passaggio di archivi e biblioteche come luoghi selezione, organizzazione, trasmissione e conservazione di senso.

Un senso non unico verrebbe da dire e quindi un senso che si arricchisce nell’integrazione reale tra questi sistemi fatto di condvisione di politche culturali e poi di stretegie di comunicazione di cui si inizia a cogliere qualche traccia nel SAN e nei suoi satelliti.

Per gli archivisti tra l’altro non è cosa nuova neppure questa se come scriveva Cesare Guasti alla sorgente del policentrismo  “È ormai indubitato che le carte per essere meglio intese vanno lette là dove furono scritte. La carta che illustra un monumento è resa più intelligibile dal monumento medesimo; i fatti narrati dove accaddero si fanno come visibili”

 

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