Tra riforma, tutela e futuro. Il gioco della palla di vetro

Poche note agostane, tanto per tornare sul mio adorato blog troppo a lungo trascurato da me ma lasciato nelle mani sapienti e attente del collega e amico Feliciati.

Infuria (infuricchia?) il dibattito sulla sedicente e perniciosa riforma, forse più fumo che arrosto. Ci si preoccupa ovviamente che il modello conservativo consolidato non venga smantellato muovendo da altrettanto sedicenti criteri economizzazione. Proprio non entra in testa alla classe politica (come a buona parte dei media e dell’opinione pubblica) che ciò che genericamente chiamiamo beni culturali non costituisce un sine cura piovuto da Marte, un passatempo tutto sommato per anime belle. Rappresenta piuttosto un sistema da tutelare e su cui investire. L’Alitalia sì i beni culturali no…è proprio una deviazione mentale. Ma dirlo ancora significa suonare una tromba sfiatata..

Gli archivi poi suscitano negli stessi soggetti un sentimento di meraviglia (ma però chi lo avrebbe mai imaginato che conservano tanta memoria? accidenti…azz.. a me quelli che dicono così evocano ogni volta plotoni di esecuzione già schierati :-)) e di pneumatica distanza (vabbè tanto poi qualcuno ci penserà). Lasciamo stare la percezione della dimensione professionale e tecnico scientifica, ancora sostanzialmente inchiodata al crociano animaletto innocuo e benefico e che talvolta porta giovamento solo alle casse degli analisti cui inevitabilmente molti finiscono col rivolgersi in cerca di una propria identità :-) Per fortuna l’archivista è di norma un tipo solido e detrminato e va avanti malgrado tutto…

E allora insieme alla tutela del passato (e qui la palla di vetro) nel momento in cui si registrano inquietanti aneliti riformistici teniamo presente che c’è pure un futuro da garantire. A chi ha scritto il cad e le norme e le procedure correlate (generando peraltro un accentuato digital divide nella nostra società e una forte scollatura tra norma e possibilità di diffusa applicazione della norma stessa) ricordiamo che tutto ciò ha una ricaduta documentale, independentemente dal formato, dal supporto e dai modelli organizzativi. E reclamiamo il diritto alla sopravvivenza per la memoria del futuro che solo nel presente può essere garantita valutandone i relativi costi. Non farlo sarebbe un errore gravissimo dal punto di vista strategico, scientifico, culturale e , alla fine umano. Credo che sollevare il problema (non solo nei convegni o negli articoli ma sulla stampa e su tutti mezzi di comunicazione) spetti alla comunità archivistica, evitando, se possibile, di delegarlo a competenze diverse o (diciamo così) a sensibiltità informate a valori deontologici diversi dai nostri. Aperti insomma ad ogni collaborazione ma determinati a far valere i nostri valori. E con questa sorta di allitterazione la chiudo qui.

Buon agosto a chi sguazza e a chi lavora!!!

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